Si è svolto a Venezia, presso la Sala Convegni dell’Hotel B&B Hotels – Laguna Venezia, l’incontro promosso dall’Unione di Centro – Venezia dedicato al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026.
L’iniziativa è stata un momento importante di confronto e approfondimento sui contenuti della riforma e sulle ragioni del SÌ, con l’obiettivo di informare i cittadini e promuovere una partecipazione consapevole al voto.
Ad aprire i lavori è stato Paolo Bonafé, coordinatore comunale dell’Unione di Centro a Venezia, mentre a moderare l’incontro è stata Erika Senigaglia, imprenditrice.
Nel corso del convegno sono intervenuti l’avvocato Marianna de’ Giudici, segretario della Camera Penale Veneziana, e l’avvocato Elena Zennaro, coordinatrice provinciale UDC Venezia, che hanno approfondito i temi legati alla riforma della giustizia e al significato del referendum.
Nel mio intervento conclusivo ho ribadito l’importanza di questo appuntamento democratico e della partecipazione al voto.
Negli ultimi giorni che ci separano dal voto è fondamentale spiegare con chiarezza perché questo referendum rappresenti un passaggio decisivo. Oggi possiamo contribuire a cambiare davvero la giustizia italiana oppure lasciare tutto com’è, tornando indietro.
La separazione delle carriere non è una novità nella nostra storia. In Italia era già prevista in passato: nel 1865 esisteva la distinzione tra chi giudica e chi accusa. L’unificazione delle carriere avvenne invece durante il fascismo, in un contesto che nulla aveva a che vedere con l’equilibrio tra accusa e difesa, ma rispondeva a una logica punitiva. Pubblico ministero e giudice finivano così per muoversi dentro una medesima impostazione, lontana dall’idea di una giustizia davvero equa.
Per questo oggi sostenere il SÌ significa compiere una scelta di libertà, di trasparenza e di garanzia per i cittadini. Non è una battaglia contro la magistratura. Al contrario, noi siamo al fianco dei giudici, dei pubblici ministeri e della magistratura che lavora bene. Ma siamo anche dalla parte dei cittadini, che hanno diritto a una giustizia imparziale, credibile e vicina alle persone.
Cambiare la giustizia non è una scelta “di destra”. Lo ha ricordato anche Augusto Barbera, figura autorevole della cultura giuridica e istituzionale italiana, sottolineando come la riforma della giustizia non possa essere letta solo in chiave di contrapposizione politica. Il punto vero è un altro: garantire più equilibrio, meno correntismo e più trasparenza.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio il funzionamento del CSM e il tema delle carriere. Oggi il sistema mostra limiti evidenti. I dati del Ministero della Giustizia ci dicono che, a fronte di centinaia di casi di ingiusta detenzione risarciti dallo Stato con costi elevatissimi per la collettività, le conseguenze disciplinari sono state minime. Questo dimostra che qualcosa non funziona.
Allo stesso modo, se si guarda alle valutazioni di professionalità dei magistrati, emerge una percentuale bassissima di giudizi negativi. Anche qui i numeri aiutano a capire che il sistema attuale tende ad auto-conservarsi, senza garantire fino in fondo quel livello di responsabilità e trasparenza che i cittadini si aspettano.
La separazione delle carriere è quindi una riforma fondamentale perché rafforza il sistema accusatorio, già introdotto con la riforma del codice di procedura penale del 1988, e completa un percorso che da troppo tempo attende di essere realizzato. In tutte le grandi democrazie liberali esiste una chiara distinzione tra chi accusa e chi giudica. È un principio di civiltà giuridica, prima ancora che una scelta politica.
Votare SÌ significa allora scegliere una giustizia più giusta, più equa e più credibile. Significa garantire più trasparenza, meno correntismo, più tutela per ogni cittadino. Significa costruire una magistratura non punitiva, ma autorevole, equilibrata e davvero al servizio della collettività.
In questi ultimi giorni dobbiamo avere la forza di spiegare tutto questo con semplicità. Dobbiamo convincere le persone ad andare a votare, perché il rischio più grande è l’astensione. E invece questa volta è fondamentale partecipare.
Il referendum sulla giustizia rappresenta un passaggio importante per rafforzare il sistema istituzionale, migliorare l’equilibrio tra i poteri e contribuire a costruire una giustizia più giusta, più equa e più credibile, più vicina ai cittadini.
Il 22 e 23 marzo, votare SÌ vuol dire scegliere una giustizia migliore per tutti.
Senatore Antonio De Poli
Segretario Nazionale Unione Di Centro
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